Si può ripensare il canone antico? Certo che si può, se si dà spazio ad autori e specialmente a modalità di lettura che privilegiano i contenuti, le idee, le interrogazioni e provocazioni che scaturiscono dai testi. Ecco allora che si dovrà dare rilievo monografico, per esempio, a Francesco d’Assisi e al suo messaggio rivoluzionario; al Boiardo, inventore del ‘romanzo all’italiana’; a Michelangelo, troppo spesso sacrificato proprio dalla sua grandezza in tanti (ma non separabili) ambiti artistici ed espressivi; o a Metastasio, testimone di un italiano divenuto lingua europea e campione di un genere – il melodramma – che dovrebbe far parte del bagaglio culturale di ogni cittadino di questo paese. E anche la Commedia dantesca può essere letta puntando sui suoi valori di sensazionale racconto, piuttosto che di enigmistica dottrinale.
L’antico può così parlarci ancora, e accompagnarci nell’esplorazione dei tempi nuovi, in un dialogo costruttivo, ricco di stimoli, capace di suscitare curiosità e voglia di conoscenza.
Il nuovo palazzo di Atlante offre parimenti un rinnovamento del canone novecentesco, grazie all’attenzione rivolta alla letteratura d’avanguardia e alla letteratura femminile: di qui tre nuovi capitoli dedicati a Aldo Palazzeschi, autore di solito confinato in un angolo, a Elsa Morante e a Natalia Ginzburg, scrittrici di solito non valorizzate come meritano.
Il nuovo capitolo Scritture della migrazione consente inoltre di dare spazio agli autori nativi stranieri (in grande maggioranza donne) che hanno adottato come propria la lingua italiana e agli autori italiani emigrati, che continuano a usare la loro lingua madre. Ne risulta una nuova prospettiva, globale, della letteratura italiana.
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